Arte

I riti primaverili


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Era usanza lasciare la sera antecedente la prima domenica di primavera, un carciofo o un uovo, dopo averne separato il bianco dal rosso, in un bicchiere, sul davanzale della finestra per avere, la mattina, all’alba, il responso giusto. Carciofo aperto: buon augurio; carciofo chiuso: cattivo auspicio.
Albume iridato: matrimonio prossimo; albume non iridato: matrimonio lontano.

La vigilia di San Giovanni, invece, di sera, prima di andare a letto, le ragazze usavano secernere della farina sul tavolo "u tavlir", adibito per la panificazione per avere, la mattina, una risposta molto importante: apprendere, dalle forme e dalle impronte venutesi a creare sulla farina, la professione del loro futuro sposo. L’operazione veniva compiuta con il setaccio dietro la schiena. Se la forma fosse stata di una sega, la giovane avrebbe sposato un falegname; se d’un martello, un fabbro; se di un ago, un sarto; se d’una cazzuola, un muratore; se di orme di animali, un contadino o un pastore. Il più delle volte la farina non rappresentava nessuna di queste forme, ma la fantasia delle ragazze era così fervida da sbizzarrirsi fino a tal punto che una certa interpretazione ne veniva comunque fuori.